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Stazione Leopolda Pisa, Cappelletti: “Non si cancella un’idea così forte”

Barbara Cappelletti del PD Pisa città interviene sulla decisione del Comune di Pisa di porre fine al progetto Leopolda

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La storia
Parlare di “sicurezza degli spazi urbani” significa poter vivere la città in piena libertà di godimento degli stessi senza paura e ciò diviene un impegno concreto ed inscindibile dal poter usufruire di ambiti comuni di aggregazione fruibili e non lasciati al degrado.

A Pisa l’assenza di luoghi di aggregazione e di partecipazione alle attività proposte dal tessuto Associativo è tema dibattuto con l’attuale Amministrazione: abbiamo assistito al disperdersi dei progetti e dei percorsi fatti in passato con investimenti pubblici, come la realizzazione del Centro espositivo SMS fruibile da tutti per iniziative culturali e punto di riferimento per le Associazioni, la stazione Leopolda, che da tempo vive il proprio esistere sulla buona volontà di chi (associazioni e cittadini) da sempre hanno difeso quel progetto partito nel lontano 2004 (con Fondi Europei); quest’ultimo un progetto che vedeva in sé una pluralità di altri progetti a beneficio di tutti, adulti, bambini, persone fragili come la ludoteca in abbandono dal 2013, la Bottega della Leopolda la cui terrazza è stata per molti uno dei pochi punti cittadini dove potersi ritrovare alle porte della città.

La storia del progetto Leopolda inizia nel 1993 quando il mercato ortofrutticolo, che aveva trovato sede all’interno dell’antica stazione, fu trasferito in periferia. Un gruppo di associazioni propose allora di trasformare la Leopolda in un centro culturale.

Nel 1994 il Sindaco Floriani accolse il progetto delle associazioni. Iniziò così il recupero della struttura. Le associazioni formularono le loro proposte: una ludoteca, una sala prove per il teatro, un centro multimediale, spazi per mostre, incontri, spettacoli. Il Comune ottenne dalla Regione un finanziamento proveniente dal Fondo Sociale Europeo dedicato in modo specifico alla realizzazione di una struttura per le attività promosse dalle associazioni. L’effettiva erogazione di questo finanziamento fu subordinata alla stipula di contratti di

lavoro per la creazione di nuova occupazione rivolta anche a persone fragili, a rischio di esclusione sociale. Il progetto ottenne una valutazione talmente positiva che nel 2005 il Comune ricevette un secondo finanziamento con i residui del primo bando per completare le opere di restauro.

Mentre procedevano i lavori di recupero le associazioni fondarono l’Associazione Casa della Città Leopolda.

Era il 1999. Essa rappresentava il soggetto collettivo a cui il Comune avrebbe affidato la gestione. Ricordo che il suo statuto fu condiviso con la commissione consiliare cultura. L’obiettivo era quello di creare un contesto aperto all’adesione di nuove associazioni: la Leopolda non sarebbe dovuta essere un soggetto privato chiuso, ma un riferimento per la pubblica amministrazione, capace di autodeterminarsi e gestire internamente i rapporti con le associazioni partecipanti. Dal 1999 ad oggi la Casa della Città Leopolda ha effettivamente svolto questa funzione. Il nucleo principale, composto dal gruppo di partenza e dalle associazioni di quartiere, che chiedevano una vocazione maggiormente attenta ai bisogni dei cittadini qui residenti, si è progressivamente allargato. Nuove associazioni si sono aggiunte, altre hanno cessato le loro attività, molte altre, costituite in seguito, hanno fatto il loro ingresso. Il numero di associazioni aderenti è sempre oscillato tra le 50 e 60 realtà.

La struttura fu inaugurata nel 2002 con una grande festa cittadina. Il primo obiettivo fu quello di reperire le risorse per garantire la sostenibilità del progetto. Iniziammo così a promuovere l’utilizzo della struttura.

Erano gli anni della Biennale dei Giovani Artisti, del Festival del Cinema per la Pace, del Pisa Book Festival e della Fiera del Lavoro. Successivamente cercammo un salto di qualità, ideando gli eventi della Leopolda più conosciuti, come Dolcemente, Fior di Città, BeeRiver o il festival di musica blues, e perfezionando le capacità di progettazione in campo nazionale ed europeo.

Nel corso degli anni la Leopolda ha così sviluppato la sua funzione in tre direzioni: accogliere le attività promosse dalle organizzazioni cittadine, ideare eventi, costruire progetti nei settori della cultura, della solidarietà sociale, della tutela ambientale. La Leopolda è animata da un programma quotidiano di attività e iniziative. I giochi da tavola, le presentazioni di libri, i corsi di danza, i laboratori fotografici, la robotica educativa sono alcuni esempi delle attività che ogni giorno coinvolgono cittadini e famiglie.

E poi, i progetti.

La Leopolda coinvolge le associazioni nella partecipazione a bandi regionali, nazionali ed europei nell’intento di valorizzare le competenze, spesso inespresse, offerte dal tessuto associativo. I progetti attivati sono stati numerosi. Ricordiamo il progetto Leopolda Junior, quello per l’apertura di una Bottega di filiera corta, il progetto Recovering the Future sull’analisi delle modalità di funzionamento dei centri culturali europei e il progetto la Scuola adotta la Cultura promosso insieme all’Istituto Fucini. Il più recente, ancora in fase di avvio, si intitola Ping! e coinvolge le associazioni che operano con bambini e adolescenti con disabilità nella conduzione di attività per il contrasto della povertà educativa.

Siamo così arrivati al presente. Oggi, scaduta l’ultima convenzione l’Amministrazione Comunale ha deciso di chiudere il progetto. Nella discussione che abbiamo ascoltato durante i lavori del consiglio comunale i rappresentati della giunta hanno espresso concetti fuorvianti, che non corrispondono alla realtà dei fatti.

È dunque doveroso fissare alcuni punti qualificanti: 

  • L’idea alla base della Leopolda non è un sistema di prenotazione di stanze vuote. La sua linfa vitale è alimentata da una struttura di progettazione condivisa, ideata con l’obiettivo di mettere le potenzialità espresse dal tessuto associativo al servizio della collettività. Le associazioni in Leopolda trovano un contesto accogliente e facilmente accessibile. Sono responsabili di uno spazio pubblico, che curano e utilizzano per realizzare attività e servizi. La parola centrale è partecipazione. La Leopolda rappresenta un modello virtuoso di gestione condivisa di spazi pubblici, che numerose amministrazioni pubbliche hanno preso ad esempio quando hanno avuto l’esigenza di mettere a disposizione della cittadinanza spazi recuperati.
  • La Leopolda, nel rispetto dei valori del proprio statuto, è un contesto aperto, che ha sempre accolto tutti coloro che hanno chiesto spazi e supporti. Nessuno è mai entrato nel merito delle rispettive sensibilità o dei contenuti proposti.
  • Il valore della Leopolda risiede nella costruzione di un progetto plurale: non è solo un edificio con stanze prenotabili.
  • L’operazione Patrimonio Pisa, proposta dall’attuale Amministrazione Comunale, non riconosce l’importanza e il ruolo delle associazioni: l’obiettivo è la messa a reddito. Al contrario il contributo del terzo settore non può essere misurato con il solo denaro: le attività, le idee, le persone non hanno un valore monetario. L’obiettivo delle istituzioni pubbliche non può essere il guadagno fine a se stesso.
  • La Leopolda ha una storia coerente con gli obiettivi iniziali: a differenza di altre operazioni di recupero, come il centro SMS , le stallette che il Comune intende vendere o gli Arsenali Repubblicani, nel caso della Leopolda il progetto di partenza è stato rispettato. Bisogna riconoscere che i tentativi di utilizzo diretto del patrimonio comunale intrapresi finora hanno avuto poco successo. Nella proposta di trasferire la gestione degli immobili comunali a Patrimonio Pisa colpisce la mancanza di un progetto culturale e di un piano economico. Al momento l’unico risultato concreto sembra essere quello di cancellare un’esperienza virtuosa nel cuore della sua vocazione, come ogni cosa potenzialmente migliorabile ma attraverso il confronto con le Associazioni, i cittadini e gli stakeholders e non disarticolando i rapporti di collaborazione tra le associazioni. Il sistema tariffario applicato da una società a scopo di lucro come Pisa Patrimonio sarà inevitabilmente destinato ad aumentare gli oneri a carico delle Associazioni e dei fruitori, che finiranno per disperdersi e cercare soluzioni alternative.

La Stazione Leopolda, o meglio “La Casa della Città Leopolda”, rischia di diventare l’ennesimo bene del patrimonio pubblico, recuperato con soldi pubblici, abbandonato nell’attesa dei tempi necessari affinché l’Amministrazione Comunale attuale dia forma ad un’operazione commerciale, e forse, che prenda anche un progetto culturale plurale e un piano economico da presentare alla città di Pisa.

Siamo convinti che siano proprio le periferie, anche immediatamente limitrofe alla città ad essere in sofferenza per la mancanza di luoghi di aggregazione e l’abbandono di quelli esistenti comporta il degrado

di beni pubblici. Riteniamo che questo circolo vizioso aumenti il disagio, la marginalità e la paura nei cittadini e che, le politiche per la sicurezza non possano esimersi da una riflessione ampia che veda a fianco degli strumenti per il presidio della città, (necessari ma come dimostrato, da soli ampiamente inefficaci) azioni integrate per la vivibilità urbana rivolte alla riqualificazione, la prevenzione e la partecipazione dei cittadini, delle Associazioni, delle realtà economiche per la promozione degli spazi riqualificati.

 A Pisa abbiamo realtà associative diverse, capaci di raccogliere i bisogni dei cittadini, che elemosinano luoghi per esprimersi, un patrimonio immenso con cui poter programmare e progettare percorsi per la vivibilità e la sicurezza della città.

Riteniamo che il futuro di una Città come Pisa abbia bisogno di uno sguardo ampio capace di catturare le eccellenze come le esperienze virtuose presenti sul territorio.

Per questi motivi noi vigileremo su questo passaggio che renderà la Stazione Leopolda orfana di un futuro, perché il progetto “Casa della Città Leopolda” non era casuale: la Leopolda rappresenta la casa delle Associazioni e di tutti i cittadini, di tutti e questo spazio dovrà restare di tutti!

NON SI CANCELLA UN’IDEA COSI FORTE !

 

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