Per Pisa, insieme

Ferrante: “Dopo il voto, andare avanti”

L’analisi del risultato delle elezioni amministrative a Pisa del segretario Andrea Ferrante:

“Il risultato delle amministrative non può certamente lasciare soddisfatti. Abbiamo cercato di vincere e non ci siamo riusciti.

Dobbiamo riconoscere, innanzitutto, il forte radicamento nel consenso dimostrato da Conti. Un radicamento che merita un’analisi approfondita, perché attraversa molte dimensioni della politica e della società cittadine. Il Sindaco uscente, nonostante un nostro marcato recupero, è salito di un migliaio di voti fra il primo e il secondo turno. Un dato atipico che dà la misura di quanto fosse difficile l’impresa che ci proponevamo.

Del resto, lo sapevamo. Nei sondaggi, tenuti finora riservati, che il PD nazionale fece fare meno di un anno fa, Conti era dato vincente in modo netto contro ciascun ipotetico candidato del centrosinistra, con scarti che oscillavano fra i 20 e i 36 punti percentuali. Un divario che, se si fosse concretizzato nelle urne, oggi ci avrebbe consegnato una grande difficoltà anche nel lavoro di opposizione.

Da allora, però, diverse cose sono avvenute.

Innanzitutto, abbiamo avviato un lavoro di nuovo radicamento del PD pisano, concretizzatosi nel risultato delle elezioni politiche: in controtendenza rispetto alla sconfitta nazionale, con un aumento netto dei voti al partito e un largo margine di vantaggio fra il centrosinistra e le destre. Un significativo recupero, verificatosi in pochissimi altri comuni in tutta Italia.

C’è stata poi la scelta di costruire dal basso programmi, alleanze e candidatura in vista delle comunali. Un lavoro faticoso e non sempre facile, che però ci ha messo in condizione di essere in campo per tempo con una proposta riconoscibile e convincente e un’alleanza larga. Da quel momento abbiamo lottato, messo in campo idee ed energie, stimolato una mobilitazione e una freschezza che non si vedevano e sentivano da anni, culminati in una campagna elettorale vivace e coinvolgente, con centinaia di volontari freneticamente in azione. Una ricchezza da non perdere.

A questi fatti locali aggiungerei il percorso congressuale del PD e la vittoria alle primarie di Elly Schein. Un evento che ha riacceso entusiasmi ed attenzione, rispecchiatisi nei bagni di folla che ci hanno dato fiducia e carica ed in un dato – anticipato dai sondaggi, ma ora confermato nel voto – di ripresa del PD, che inizia a risalire la china. Anche a Pisa torniamo ad essere il primo partito della città.

Difficile, per quanto mi riguarda, non parlare del risultato complessivo senza tener conto di tutto questo.
L’obiettivo, come sempre, è capire cosa ora si debba fare.
Provo allora, in estrema sintesi, a snocciolare dei punti.

Non dobbiamo innanzitutto ricadere nella sindrome di Tafazzi, in cui l’urgenza di criticare tutto impedisce di guardare e valorizzare ciò che ha funzionato. Per questo vanno respinte letture pelose del risultato, funzionali esclusivamente a rimettere in discussione la leadership conquistata dalla Schlein solo pochi mesi fa o le scelte fatte localmente. Lo spostamento dell’asse politico del partito ha già prodotto un movimento e una crescita, ma sarebbe stato velleitario aspettarsi che si trasformassero, senza la leva del governo, in una immediata e netta vittoria. Nei quartieri in cui manchiamo da anni e ai ceti a cui da altrettanto tempo non parliamo più, servono qualcosa di più di un’intervista. Solo con una ripresa del radicamento, con la costruzione di rapporti capillari con le persone e i territori, lo svantaggio e la perdita di credibilità possono essere superati.

Lo stesso deve dirsi riguardo a Pisa. Troverei decisamente irrispettoso del gran lavoro fatto e dei risultati comunque raggiunti (sebbene insufficienti rispetto all’obiettivo della vittoria), disconoscere il valore della mobilitazione che siamo riusciti a realizzare, dell’unità costruita fra molte forze e dell’energia liberata, a partire da quella di molti giovani. Ricordiamo che abbiamo ottenuto un consenso superiore a quello di cinque anni fa, nonostante allora venissimo da una lunga stagione di governo e fossimo considerati “favoriti”.
Dagli anni novanta non si sentiva un clima come quello respirato nelle ultime settimane. Anche in questo caso, però, servono mesi ed anni prima che un nuovo rapporto con la città produca un’egemonia, tanto nei quartieri quanto fra i ceti sociali della città.

Per questo penso che si debba proseguire nel percorso fatto finora, con prudenza e senza strappi, ma anche con determinazione e senza alcuna disponibilità ad accettare un impantanamento fatto di veti, secondi fini, astuzie. Serve, anche nel PD, una discussione franca e positiva, che guardi soprattutto al futuro e non sia condizionata da personalismi o dalla corsa alla dichiarazione giornalistica.
Parteciperò a questa discussione sostenendo la necessità di dare una forma – a partire dalla leadership che Paolo Martinelli ha conquistato sul campo – alla nostra opposizione. Una struttura e un’organizzazione che consentano ai tanti che ci hanno creduto e ci hanno dato una mano di continuare a partecipare ed impegnarsi, con spirito costruttivo ed unitario.

Gli anni che verranno continueranno ad essere duri, ma credo che questa volta saremo in grado di costruire un’alternativa vincente. Dobbiamo mantenere lo spirito di questi mesi e mi sembra che ce ne siano tutte le condizioni.
E allora non perdiamoci d’animo e, soprattutto, non perdiamoci di vista.

Vamos.

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